Perchè assumere solo giovani è un errore

Innovazione e talenti

innovatori non solo giovani

In un’epoca di 28enni multi-miliardari e abbandoni universitari di grande successo, lo stereotipo più comune di un innovatore corrisponde ad un trasandato 20enne che scrive codice fino a tarda notte.

A causa di questa idea e al più basso costo dei giovani talenti, le imprese “lasciano andare” i lavoratori più anziani nel tentativo di tagliare i costi.

Tom Agan, co-fondatore di Rivia consulenza per l’innovazione, sostiene che cercare solo i più giovani è una strategia molto miope. “Le persone diventano più innovative, e non meno, man mano che invecchiano”, dice.

Agan cita una ricerca di Benjamin F. Jones sulla correlazione tra “Età e Grandi Invenzioni”. A causa dell’ enorme quantità di persone che hanno sviluppato conoscenze accumulate, ci vuole tempo per gli innovatori per raggiungere il loro picco. Ci vuole più tempo, mediamente, perché si impari di più e per far si che le nostre idee diventino più complesse.
L’età in cui è più probabile che qualcuno faccia fare un passo avanti significativo alla ricerca scientifica (che conduce ad un premio Nobel o a una grande invenzione) è passata da 32 a 38 anni tra il 1900 e il 2000.
Produciamo di gran lunga più dati di quanto abbiamo fatto fino a solo 13 anni fa, che potrebbero intensificare questo effetto.

Le idee più influenti spesso richiedono anni ad uscir fuori ed essere attuate, diversamente dalle settimane che ci vogliono per far uscire un aggiornamento di un software.

Ma nonostante questo, i media, le banche d’investimento, le multinazionali e anche le università, stanno cercando solo giovani forze lavoro. I lavoratori più anziani rimangono più a lungo disoccupati di quelli giovani o sono costretti a grossi tagli salariali se lo trovano.
In un contesto aziendale, anche il più brillante dei 26enni, ha una limitata esperienza in un settore, di come coinvolgere le persone dietro un’idea o come portarla sul mercato con successo.

Una via d’uscita da questa situazione è quella di attuare politiche che incoraggino le persone a rimanere nelle loro posizioni più a lungo. Agan sostiene: “Dobbiamo incoraggiare i migliori interpreti a restare, dando loro gli anni, forse anche decenni, per sostenere e portare importanti innovazioni dall’inizio fino al lancio commerciale”.

Cosa ne pensi? Vale anche per il mercato del lavoro italiano?

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