Il marketing è mobile

Il marketing sulla realtà aumentata mobile è ancora in una fase sperimentale ma ha un grosso potenziale, soprattutto tra i negozianti, i marchi di prodotti di largo consumo, l’industria dell’auto, dell’intrattenimento e del turismo.

La tecnologia sta ottenendo il crescente supporto dei produttori di smartphone e molti marchi famosi come Coca Cola, Ikea, Chevrolet, Carlsberg ne sono attratti.

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Cambia il marketing con i poster interattivi

Per ora distribuiscono per lo più servizi wireless e piccole applicazioni per gli smartphone, ma gli esperti di marketing sono convinti che i manifesti interattivi, alcuni dei quali già all’opera in via sperimentale tra Londra e New York, rappresentino la forma di pubblicità del futuro.


Il claim è “se devi aspettare qui, non c’è motivo che ti annoi” così, importanti aziende di telecomunicazione come Nokia, Google o France Telecom stanno organizzando campagne pubblicitarie con poster interattivi.

Seduti alla fermata del bus ci si può connettere gratis a Internet o scaricare contenuti per il cellulare; e presto il business potrebbe allargarsi fino a comprendere veri e propri servizi di pubblica utilità, per esempio informazioni su hotel, ristoranti, musei ecc…”Il poster pubblictario è vecchio di centinaia d’anni – fanno sapere da Amobee, l’azienda californiana che sta testando la nuova tecnologia – noi l’abbiamo solo reso più fresco e moderno”.
I responsabili dell’azienda sono convinti che, anche grazie all’enorme diffusione di tablet e smartphione, le potenzialità di questo mezzo presto attireranno milioni di inserzionisti in tutto il mondo, tanto da rendere i poster interattivi un valido modello su cui investire per farsi pubblicità.

Fonte: La Stampa

Il lavoro in Giappone: un paradosso

“Pur essendo all’avanguardia mondiale nell’automazione e nella robotica, il Giappone presenta un curioso paradosso. Chi lo ha visitato sa che in diversi servizi c’è una sovrabbondanza di manodopera. Per esempio, negli alberghi o nei grandi magazzini ci sono ancora le signorine che accolgono la clientela negli ascensori. Perfino ai controlli di sicurezza degli aeroporti (…) il numero di addetti coi guanti bianchi che vi assistono è il doppio che in un Paese occidentale. Questa manodopera impiegata in attività puramente “decorative” sembra uno spettacolo da Terzo Mondo. Ma nel Terzo Mondo il lavoro umano costa poco, in Giappone invece i salari sono alti. Gli economisti ortodossi hanno spesso criticato quest’anomalia nipponica. Hanno definito “inefficiente” l’economia del Sol Levante. Si dà il caso però che nel corso della Grande Recessione, il Giappone- pur colpito duramente dal crollo delle esportazioni- sia riuscito a contenere la disoccupazione. Il premier Hatoyama (…) ama ripetere che il suo valore fondamentale è la “fratellanza”. (…) Nella cosiddetta “inefficienza” nipponica c’è un’attenzione al benessere sociale. Del resto, questo Giappone così “arretrato” ha inventato per primo il treno superveloce”.

Slow Economy” (Federico Rampini, 2009)