Perchè assumere solo giovani è un errore

Innovazione e talenti

innovatori non solo giovani

In un’epoca di 28enni multi-miliardari e abbandoni universitari di grande successo, lo stereotipo più comune di un innovatore corrisponde ad un trasandato 20enne che scrive codice fino a tarda notte.

A causa di questa idea e al più basso costo dei giovani talenti, le imprese “lasciano andare” i lavoratori più anziani nel tentativo di tagliare i costi.

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Buone e Cattive prestazioni

Buone e Cattive prestazioni

Nel mondo professionale si definiscono buone prestazioni quelle che soddisfano le specifiche. Se farete ciò che vi viene detto, nei tempi e nel rispetto del budget, allora avrete fatto un buon lavoro.

Un cattivo lavoro, quindi, è quello che richiede una sistemazione o una reiterazione di qualche operazione o produce un output scadente.

Nell’economia delle connessioni in cui viviamo, ci sono però altri due tipi di prestazioni o performance degni di nota:

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L’economia della conoscenza distrugge occupazione o ne crea?

Economia della conoscenza

La tradizionale economia dei mulini fu distrutta dall’arrivo delle macchine a vapore.
L’avvento dei frigoriferi eliminò migliaia di posti di lavoro prima occupati nella produzione, trasporto e vendita di ghiaccio.
I robot hanno preso il posto di molte lavorazioni che prima erano svolte da operai.
Ma si può sostenere che quelle tecnologie hanno ridotto l’occupazione?

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Il lavoro in Giappone: un paradosso

“Pur essendo all’avanguardia mondiale nell’automazione e nella robotica, il Giappone presenta un curioso paradosso. Chi lo ha visitato sa che in diversi servizi c’è una sovrabbondanza di manodopera. Per esempio, negli alberghi o nei grandi magazzini ci sono ancora le signorine che accolgono la clientela negli ascensori. Perfino ai controlli di sicurezza degli aeroporti (…) il numero di addetti coi guanti bianchi che vi assistono è il doppio che in un Paese occidentale. Questa manodopera impiegata in attività puramente “decorative” sembra uno spettacolo da Terzo Mondo. Ma nel Terzo Mondo il lavoro umano costa poco, in Giappone invece i salari sono alti. Gli economisti ortodossi hanno spesso criticato quest’anomalia nipponica. Hanno definito “inefficiente” l’economia del Sol Levante. Si dà il caso però che nel corso della Grande Recessione, il Giappone- pur colpito duramente dal crollo delle esportazioni- sia riuscito a contenere la disoccupazione. Il premier Hatoyama (…) ama ripetere che il suo valore fondamentale è la “fratellanza”. (…) Nella cosiddetta “inefficienza” nipponica c’è un’attenzione al benessere sociale. Del resto, questo Giappone così “arretrato” ha inventato per primo il treno superveloce”.

Slow Economy” (Federico Rampini, 2009)